Perché privano l’acqua da rubinetto nei locali a Roma?

venerdì, 24 aprile, 2009 su Attualità 4 Commenti

image Ormai è sempre più frequente che quando si va in un locale e ci si rivolge al bancone a prender un semplice bicchier d’acqua, molti barman ti rispondono che ce l’hanno solo in bottiglietta e la devi pagare.
Il mio caso è particolare, perché entro subito in polemica quando sento queste privazioni vergognose.
Tutto ciò stando a Roma, tengo a precisarlo.
Di norma, se avvenisse questa privazione, l’acqua dovrebbe in qualche modo essere compresa nel “coperto”.
In parole più semplici, l’acqua in bottiglietta è compresa col biglietto d’ingresso del locale.

Infatti i locali fanno pagare un biglietto d’ingresso che comprende la consumazione.
Le cose non tornano nel caso in cui una bottiglietta d’acqua ricopra per intero la cifra del biglietto che in media si aggira dai 10 fino ai 15 euro.
Un furto, praticamente.
A Roma, però, l’acqua potabile raggiunge quasi l’intero territorio e gli esercizi commerciali autorizzati sono obbligati a darti l’acqua potabile se richiesta.
Una volta, addirittura, dovevo prendermi un antibiotico e necessitavo per forza di cose di un bicchier d’acqua.
Chiedo quindi ad una barman se mi potesse dare “acqua semplice” e la sua risposta è stata che l’unica acqua disponibile era in bottiglietta.
Il prezzo era stellare: 5 euro!
Le ho riso in faccia.
Non scherzo.

Essa ha replicato dicendomi che l’acqua da rubinetto non era potabile.
Seccato da queste fesserie, chiedo di parlare con l’organizzatore o avrei minacciato l’intervento della Municipale (ero in un edificio in pieno centro di Roma!).
Senza descrivervi al dettaglio la scena, in pratica cos’è successo?
Chiamato l’organizzatore, dopo inutili resistenze da parte della ragazza, finalmente ottengo un bicchier d’acqua, ricevendo inaspettatamente anche delle scuse!
Non è stato l’unico caso questo; a volte ho tutelato gli interessi anche di altre persone.

Non ho mai capito perché nel 2009 si è arrivati a tal punto che l’acqua si debba pagare… e pure tanto!

L’acqua è un bene comune che paghiamo già con le nostre tasche all’ACEA!

Un ottimo spunto su questo tema l’ ho trovato qui: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=1029

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4 Commenti

  • Antonio
    venerdì, 24 aprile, 2009

    robe da matti…

    RispondiRispondi
  • Revolution83x
    giovedì, 30 aprile, 2009

    Sono completamente daccordo con te.

    Già è una vergogna il fatto che una consumazione costa 10euro (mezza consumazione direi, visto che in un bicchere mettono come minimo 10 cubetti di ghiaccio), ora si sono inventati anche la scusa dell’acqua “non potabile”.
    Anche a me è successo molte volte visto che frequento spesso i locali della mia città (Napoli), ed è sempre la stessa storia: “l’acqua non è potabile”, “il rubinetto è guasto”, ecc.

    Vogliono solo guadagnare, guadagnare e guadagnare……

    2 euro sarebbe anche un prezzo accettabile per una bottiglina d’acqua (visto che siamo in una discoteca), ma 5 euro………sembra una rapina senza pistola!

    RispondiRispondi
  • michele
    mercoledì, 16 settembre, 2009

    ciao Mat sono d’accordissimo con te
    è una cosa indecente! hai fatto bene a comportarti cosi!!!

    Sul sito http://www.imbrocchiamola.org potete trovare i locali che servono acqua del rubinetto e anche i commenti dei clienti e le risposte “fantasiose” dei ristorarori/gestori.

    nel link che hai messo ma anche nei rapporti di altraeconomia e Legambiente si legge questa cosa:

    Ecco un vademecum per rispondere alle eventuali obiezioni dell’esercente di fronte alla richiesta dell’acqua in brocca:
    1) ogni esercizio commerciale in cui si somministrano alimenti deve disporre di acqua potabile (altrimenti non potrebbe lavorare). Ciò è anche attestato dalla Autorizzazione igienico sanitaria (rif norm. L.283/62 e Reg. Comunitario 852/2004) senza la quale non si può aprire un bar o un ristorante;
    2) non esiste alcun obbligo di legge a vendere acqua minerale in bottiglia. La confusione era nata nel 2005 a seguito del decreto del ministro Marzano che aveva introdotto le monodosi. La confusione fu chiarita subito con una circolare dello stesso ministro in cui si diceva che nulla cambiava riguardo alla somministrazione di acqua sfusa;
    3) nessun esercizio può rifiutare l’acqua del rubinetto; si può eventualmente discutere se tale servizio deve essere pagato oppure no (potrebbe comunque essere incluso nel “coperto”, com’è sempre stato).

    RispondiRispondi
  • Mattia
    mercoledì, 16 settembre, 2009

    @Michele
    Ti ringrazio di tutto e per le preziose informazioni. Che queste possano tornare utili a chiunque.
    Ciao!

    RispondiRispondi

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