Dieci anni di patente

lunedì, 13 luglio, 2009 su My Life 1 Commento

imageMe lo sono ricordato casualmente qualche giorno fa’ e la data dell’esame mi pare fosse il 30 Giugno del ‘99.
Ho fatto due volte l’esame di pratica.
Al primo esame venni respinto perché secondo l’esaminatore avevo passato col rosso un incrocio ai Parioli. (vedi mappa anche se ora la segnaletica è cambiata)
Quella strada la conoscevo bene e praticamente la percorrevo quasi tutti i giorni, possedendo già un motorino.
Ma per l’esaminatore, evidentemente, io dovevo essere bocciato.
Lo avevo insultato pesantemente, ma in cuor mio potevo anche accettarla la bocciatura perché mi ero preparato per quell’esame in soli sei giorni (mi scadeva il foglio rosa altrimenti).

Non mi sentivo pronto per guidare, pur avendo svolto senza alcun errore l’esame.
Abbandonai il discorso patente per tre mesi e cambiai autoscuola, andando ad una più vicina, qui in zona.

Vuoi che avevo il motorino, vuoi anche che avevo una ragazza che era peggio di una piovra (mi batteva, anche se faceva bene perché ero un caso folle all’epoca), ecco spiegati i motivi della mia lentezza nel prendere ‘sta benedetta patente.

Arrivò la fatidica prova di pratica il 30 Giugno. L’esame lo feci alla perfezione. Durò meno di tutti gli altri per oscuri motivi. Insomma, tutti felici e contenti.
Ricordo che ero distrutto. Faceva un caldo boia. Puzzavo e avevo fumato come un turco.
image Tornai a casa con un mal di testa atroce, ma la voglia di far una sorpresa alla mia ragazza (di allora) era tanta, così trovai il *coraggio* di prendere la Renault 5 Campus, abbandonata da anni (ma era assicurata, eh!) nei parcheggi sotto casa.
C’era da farsi venire i capelli bianchi sin dall’accensione.
Una macchina, un perché.
Aveva una tenuta drammatica. Non frenava.
Lo sterzo era peggio di un timone da nave. L’abitacolo puzzava di benzina.
La frizione non esisteva e sulle partenze in salita c’era da invocare ogni santo protettore. Gli sportelli contenevano acqua piovana.
La vera prova del nove era questa macchina e non tanto l’esame che avevo appena superato.

Nonostante le temutissime difficoltà rappresentate da questa vettura, riuscii ad arrivare illeso alla Balduina, dalla mia ragazza. 
Quella poveraccia, non sapendo che avevo fatto l’esame, credeva fossi impazzito e mi fosse venuta la bella idea di girare per Roma senza patente (che fossi pazzo era risaputo, ma non fino a quel punto!).
Il suo coraggio, almeno secondo il mio punto di vista, è stato da dieci e lode: ha voluto a tutti costi sfidare non solo l’inesperienza di un neopatentato, ma anche le condizioni tragiche di quella macchina che nel primo giorno ha percorso strade impegnative come la bellissima Via dei Colli della Farnesina.
Le condizioni della Renault 5 furono talmente critiche che la portai solamente per due giorni.

imageFeci una testa grossa a mio padre per riprendere la mini nera (ce ne stava già un’altra, ma nuova di zecca ed era di mia madre) che era stata nel frattempo messa in vendita da un suo carrozziere di fiducia.
Riuscii ad essere accontentato e diventò praticamente la mia ‘macchinina’ ufficiale.
Poco dopo,ebbi il permesso di portare anche la bellissima Mini British Open di mia madre. Da lì nacquero i nomi: la nera si chiamava ‘Mini da guerra’ e quella verde ‘Mini Fashion’
Con le Mini ci ho vissuto felicemente per ben 5 anni, facendo anche qualche viaggetto.

image La cosa buffa è che al tempo stesso fui abituato a portare anche il monovolume di mio padre, precisamente la Peugeot 806.
Era un bolide ed enorme soprattutto.
Quel matto (coraggioso) mi faceva provare questo mostro persino in autostrada!
Mi cagavo più sotto io che tutta la famiglia a bordo, ve lo posso garantire! 

Gli episodi più spiacevoli in questi dieci anni?
Quello più brutto fu il testa coda con la mini a Via Damiano Chiesa: nella mappa viene illustrata una realtà diversa, ad esempio prima non c’era tutta questa segnaletica sull’asfalto.
Ad ogni modo, scendendo da questa strada (in direzione Pineta Sacchetti) trovai una macchia d’olio in piena curva, lasciata molto probabilmente da qualche maledetto autobus.
Per fortuna nessuno si è fatto niente, grazie anche alla tenuta della macchina.
Se stavo con la Renault 5, ad esempio, potevo essere bello che morto.

L’episodio più comico?
Stavo con un furgone preso in affitto.
Avevo seminato panico e terrore, facendo una manovra in retromarcia e colpendo l’ombrellone di un tavolino che apparteneva al bar.
Sentivo delle urla, manco avessi investito qualcuno. 
In realtà la manovra l’avevo fatta fin troppo bene, ma non avevo calcolato la presenza dell’ombrellone (dallo specchietto non potevo vederlo) che sporgeva sulla strada. 
Una scena da film americano, avvenuta nel casino più assoluto della zona Prati, che non potrò mai dimenticare.

image Arriviamo (finalmente) ad oggi che guido la Suzuki Jimny.
Dopo 5 anni di uso alquanto limitato, spero di cambiarla il prima possibile (soldi permettendo, ovviamente) perché non mi ci trovo molto bene.

Su quel che guiderò in futuro non voglio pronunciarmi perché ho imparato che il destino non è mai quello che t’aspetti.
Ad esempio io credevo di arrivare ai miei dieci anni di patente come una persona serena col mondo e realizzata, invece le cose non stanno affatto così.

Ad ogni modo, questo percorso fatto con la patente me lo rivivrei senza problemi: i primi cinque, poi, con la Mini, sono stati davvero speciali.

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