Pregi, difetti e previsioni dell’attuale somiglianza di Facebook a Twitter
Da ieri sera sono stati resi disponibili i tag in tutto ciò che pubblichiamo.
Basta digitare sulla box della home la @ prima del nome per ottenere la lista degli amici, pagine o gruppi, cui recapitare il messaggio. Scelto il soggetto, il gioco è fatto.
Presto si potranno taggare anche le applicazioni.
E’ evidente che con questa novità Facebook punti ad incentivare gli scambi comunicativi soprattutto coi profili aziendali, perché questi possano trovare in questo network un luogo di scambio di idee con i propri fans, così come avviene su Twitter.
La @ è vista come un sistema comunicativo più rapido rispetto alla vecchia usanza (tutt’ora rimane disponibile) di andare sul profilo dell’amico e lasciare il messaggio.
Secondo il mio punto di vista, l’aspetto brutto di questa novità sta nel fatto che le @ potrebbero intasare la home degli amici, i quali si ritroverebbero a leggere messaggi non più con una destinazione sfumata, e quindi che consentirebbero nella gran parte dei casi la loro partecipazione, bensì a degli scambi in cui passerebbe al centro dell’attenzione l’asse comunicativo tra due o più soggetti specificati (si possono interpellare più persone nei nostri messaggi). Ciò costringerebbe gli esclusi a seguire un teatrino di messaggi che magari non interessa.
Questo aspetto è molto discusso anche tra gli utenti di Twitter.
Non sono pochi quelli che gradirebbero ricevere informazioni che non siano scambi comunicativi tra più soggetti.
Difatti queste preferenze sono state ascoltate, almeno fino ad ora, da alcuni sviluppatori che nelle loro applicazioni desktop, progettate per comunicare su Twitter, offrono all’utente la scelta di rimuovere le @ non destinate a lui.
Ma è abbastanza ovvio il motivo per cui a molti non interessa sapere degli scambi comunicativi altrui:
Un conto è il messaggio: “oggi rilasciamo un aggiornamento (v. 3.004) al vostro iPhone”
Un altro è il messaggio: “@Lisa premi il tasto 5-8-7 e enter. Dovrebbe funzionarti”
Nel primo caso, c’è un ampio margine sia di interpretazione che di partecipazione.
Nel secondo, no.
Sarebbe perfetto se si adottassero dei filtri che non mostrino le @ non destinate a noi, anche perché le nostre homepage, allo stato attuale, sono sin troppo dense di notizie inutili (risultati di quiz, applicazioni varie, gruppi inutili condivisi, ecc. ecc.).
La @ avrebbe più senso se questi scambi comunicativi coinvolgessero gli amici in comune, così come già avviene quando lasciamo un messaggio nella bacheca dei soggetti interessati.
Penalizzante, infine, la posizione dei profili pubblici che al momento sono incapaci di poter replicare – a differenza di quello che possono fare su Twitter – ai propri fans.
Il profilo pubblico, infatti, potrebbe eliminare il messaggio nella propria pagina, ma non rimuovere il tag.
E’ molto probabile che prima o poi Facebook colmerà questa lacuna, anche se andrà tenuta in considerazione pure la privacy degli utenti.

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