Le dichiarazioni di Murdoch sull’informazione digitale a pagamento hanno lasciato un’inevitabile segno nei parlamenti europei.
Il primo paese ad aver risposto a questa delicata questione è la Germania.
La Cancelliera Tedesca, Angela Merkel, con l’appoggio dei liberali, infatti, sta per introdurre una tassa di 17,98E. per Internet (manca l’approvazione dei sedici Stati).
Questa tassa servirà per finanziare l’editoria tedesca che negli ultimi tempi sta accusando la crisi economica a causa dell’informazione online.
E’ inevitabile la polemica, tenendo presente che Internet è sempre stato dichiarato dalla UE un diritto di tutti i cittadini.
Il governo tedesco, per calmare gli animi, ha pensato bene di promettere la banda larga su tutto il territorio, ma ciò non sembra risolvere l’attuale malcontento generale causato dall’inevitabile e conseguente aumento dei costi di accesso dei provider.
In Italia c’è De Benedetti, presidente del gruppo L’Espresso, che sembra apprezzare quest’iniziativa a tal punto da suggerirla al Parlamento.
Ad accarezzare la sua idea troviamo un giornale come la Repubblica.it che sulla questione sembra essere molto interessata (notare l’articolo molto dettagliato).
Per quanto riguarda noi, comuni mortali italiani, c’è da preoccuparsi perché:
1. Finanziamo già i giornali.
2. Paghiamo ancora il canone della RAI (Robaccia Audiovisiva Italiana).
3. E’ noto a tutti che ci sia una consolidata, diffusa e condivisa tecnofobia nel nostro Parlamento.
4. Vige il detto: non importa se l’utente consumi o meno il mezzo interessato, l’importante è che lo finanzi.
Ciò spiega perché questa tassa potrebbe trovare strada libera anche in Italia, consapevoli del fatto che i cari editori non vivono un grande momento economico e farebbero carte false per avere ulteriori finanziamenti.
Ma per rinfrescare la memoria e chiarire le idee a tutti della situazione dei finanziamenti pubblici all’editoria Italiana, ricorro al video chiarissimo di Beppe Grillo.
Mi riprometto di aprire un sondaggio, anche se prevedo di avere la piena contrarietà ad un’ipotetica tassa su Internet.