La fine ingloriosa di Google Wave

image Si chiude tristemente Google Wave, il sito perla di Google che ci avrebbe portato al web 3.0.
L’inutilizzo da parte degli utenti è stato il motivo che ha portato Google alla chiusura del sito.
Ma cosa l’ ha portato al fallimento? Come mai gli utenti non sono mai stati attratti da G. Wave? Perché questo servizio ha deluso le aspettative?
Dal mio punto di vista, provo a fare un elenco delle possibili cause:

1. Google deve ancora lavorare tanto per accaparrarsi tutti quegli utenti che ancora non sono provvisti di un account gmail e che  latitano belli e beati su servizi (suoi diretti rivali) come Windows Live e Yahoo!.
2. Una solida identità di questo web service. Google Wave è nato come servizio che includeva diverse applicazioni, dove si potessero  svolgere più attività in tempo reale coi propri contatti, tramite un’unica interfaccia.
Le tante funzionalità lo hanno ridotto ad essere un sito un po’ vago nelle sue finalità e si sa che il “troppo offerto” può mandare in confusione gli utenti.
3. L’intuitività. Gli utenti sembrano ancora impreparati a muoversi tra le icone e si trovano molto più a loro agio muovendosi attraverso il testo (vedi Facebook o Twitter). Troppe funzionalità nascoste in piccole icone che non sono di grande aiuto a chi ancora deve andare d’accordo col puntatore del mouse (non sto scherzando).
4. Scarsa pubblicità. Un bum iniziale che ha interessato persino i tg nazionali, poi il silenzio assoluto.
Questo servizio è entrato nelle case di chi naviga quotidianamente su internet, ossia i bloggers – non a caso tutti ne hanno parlato – geeks, beta testers e nerds, ma sono nel complesso una piccola fetta di una torta immensa di popolazione del web.
5. L’errata strategia del “tutto e subito”. Si sa che è meglio creare un prodotto che interessa specifici target, piuttosto che trovare un modello che piaccia a tutti.
6. Mancava una valida motivazione che potesse spingere gli utenti ad usare Google Wave.

Ci saranno tanti altri punti discutibilissimi su Google Wave e che andrebbero approfonditi maggiormente, ma ci vorrebbero strumenti di ricerca più adeguati.
A Google va comunque il merito di essere andato oltre il prevedibile e si è preso le responsabilità di dichiarare pubblicamente il fallimento del suo servizio. E’ un’ammissione che raramente ho visto fare a colossi come Microsoft o Apple sui loro prodotti/servizi.

Dalle ceneri di Google Wave nascerà Google Me. 
Si sa poco di questo nuovo servizio. Dicono che sarà un altro social network, però c’è da scommetterci che prenderà alcune delle caratteristiche di Wave.

 

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