"Questa casa è sempre più zoo"
Chi mi conosce bene sa cosa sia casa mia.
E già sono altre ricche risate se dico a costoro che mia madre ha avuto la bellissima idea di comprarsi il terzo pappagallo.
A differenza di Pappy e Pedro, che sarebbero gli altri due pappagalli, questo è più piccolo e rimarrà così.
Le specialità di questo uccello è saper già salire sulla spalla e sbiascicare qualche parola.
Io non amo i pappagalli. Fosse per me, questi dovrebbero tutti vivere felici nelle loro terre (non solo appartenenti all’Amazonia, come uno è solito credere).
Queste creature ti mandano al manicomio.
Ti condizionano.
Se ce l’ hai nella stanza da letto, non ti fanno dorimire.
Ti svegliano all’alba con autentiche grida umane.
Sporcano in continuazione e quando agitano le ali, il loro trespolo subisce un terremoto e tutto il mangime, tipo i semi di girasole, cade per terra e sporca.
E non consideriamo il fatto che quei due nel terrazzo riescono a far radunare almeno una ventina di uccelli che vengono a mangiare la roba che trovano nelle vaschette del trespolo e lasciano delle belle mini cagatine sul pavimento del terrazzo.
Non consideriamo anche la presenza degli altri uccelli, ossia una coppia di pappagallini classici azzurrini e una calopsite, anch’essa in grado di girare libera per casa, ed infine una coppia d’inseparabili, che erano scappati dalla gabbia, ma incredibilmente sono tornati a casa da soli, distruggendo la mia felicità in una triste e dura realtà.
E mia madre, non contenta, mi ha assicurato un’altra novità in futuro, oltretutto appoggiatissima da mio fratello: "mi dispiace Mattia, ma prima o poi, te lo darò con certezza, io mi comprerò un’Ara".
Voi non avete idea di che cosa vuol dire.
L’Ara rossa è enorme, grossa più di un metro. Fa un casino che è pari ad un uomo che urla col megafono.
E’ un pappagallo che condiziona più di un Alano se vogliamo paragonarlo a qualche cane domestico.
I miei occhi si sono ghiacciati e sono rimasto scioccato. Non bastano tre seccature, ma anche una quarta che costa una tombola (4mila Euro rotti), che è enorme, che se s’incazza ti sfascia casa e che c’ ha un becco più grosso di un avvoltoio.
I due pappagalli che abbiamo, escluso questo terzo arrivato, sono un’amazone a fronte gialla, di media taglia, e l’altro è un cenerino, soprannominato da tutti "quello buono", perché è pacifico.
Quei pappagalli hanno segnato i miei ultimi dieci anni di esistenza e sarò ben lieto di raccontarvi le mie disgrazie misto a figure di merda di questi due piccoli eroi.
Riporto diversi pezzi:
Ai primi tempi di esistenza di questi due uccelli.
Mio zio di Bari: "ma qual’è quello buono?"
Io: quello a fronte gialla è quello buono, il cenerino in gabbia è quello cattivo. (in realtà è il contrario)
Allunga una mano e Pappy, l’amazzone gialla, lo secca con una beccata sul dito e mio zio terrorizzato: "mortacci sua!!! Ma è incazzato!?"
Io: "no zio, in realtà è il cenerino quello buono"
Mio zio: "ma perché sta in gabbia quello buono e quest’altro è libero?"
Io: "i misteri di mia madre.. i cattivi sono liberi, i buoni sono schiavi"
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Un prete Ghanese della nostra parrocchia viene a casa nostra a benedirla.
Il prete: "preghiamo: padre nostro che sei nei cieli…."
Il Cenerino, ossia Pedro: "Frocio! Stronzo!Sctronzo! Vaffanculo! Totti frocio, Totti Stronzo.. Italia UNO!"
Io sbotto in una risata clamorosa e fingo che stavo tossendo, andando di corsa al bagno senza preavviso"
Il prete: "ma chi è che parla?"
Mia madre: "il pappagallo.. è quel cretino di mio figlio (David) che gli insegna certe parole"
il Prete: "pensavo ci fosse qualcun altro".
il pappagallo: "Strunz, stronzo, vaffanculo".
E nel frattempo si scatenò anche il cane chiuso in cucina sbattendo violentemente la capoccia contro la porta.
Il prete, con un accento simile a George Weah, ci confessa solarmente: "ci sono amandi di animali e ne ho visde di case, ma quesda è l’arca di Noè! Come fa signora! Lei deve essere davvero innamorada di quesde creadure del Signore!"
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Pezzi indimenticabili al telefono:
Ele: "che fai? Perché in casa urlano?"
Io: "non c’è nessuno che urla.."
Il pappagallo Pappy: "Waaaaaaaah! Waaaaaaaaah! waaaaaaaaaah! uèèèè!"
Ele: "ma non senti uno che urla, mi sta rompendo il timpano!"
Io, che oltretutto mangiavo e cacciavo il cane che tentava di rubarmi il piatto mentre stavo al telefono: "Ahh! Ho capito, dici del pappagallo.. sì c’è un casino.."
Ele: "abbassa la televisione, non si capisce niente"
Il cane nel frattempo abbaia, perché mi vede mangiare e c’aveva fame.
Ele: "ma lo azzittisci quella povera bestia? Oltretutto gli mangi in faccia, sei uno stronzo! Poi smettila di mangiare al telefono: è maleducazione!"
Io: "zitta stronza!
Lei: "Eh?!?!"
Io: "No mi riferisco al cane.. non a te, ma perché mi rompi i coglioni? Non posso magnà?
Ele: "ma parli con me?"
Io: "no, parlo col cane."
Ele: "mi stai prendendo in giro."
Io: "no"
Mia sorella accende l’aspirapolvere, il pappagallo ricomincia ad urlare perché convinto di stare nell’Amazonia nel bel pieno risveglio della natura, il cane terrorizzato dall’aspirapolvere inizia ad abbaiare con una certa insistenza e mio fratello alza la televisione per riuscire a sentire il suo telefilm. Nel frattempo passa anche il gatto che si struscia su di me.
Inizia l’apice dell’apocalisse in casa mia!
Io: "Levati dal cazzo! Porca puttana, m’impeli tutto!"
Ele: "ma non hai un bassotto? mica t’impela un bassotto!"
Io: "No, è il gatto scassacazzi, lo odio!"
Ele: "Ma poverino il gatto! Ma scusa, alzati e vattene da un’altra parte, non si sente un tubo!"
Io: "Non posso, ho le mani impegnate a parlare con te e a mangiare! Anzi, aspetta un attimo!"
Io: "Aooooooooooooooo!!!! Zitti!"
Dal telefono, con una certa difficoltà, Ele riconosce: una botta misto ad una caduta di una gabbia, insulti a raffica, colloquio ad alta voce con mia sorella e trenta vaffa a mio fratello con la televisione a tutto volume.
Ele: "a casa tua non sono normali"
Io: "No.."
Ele: "Dai ti chiamo dopo!"
Io: "Sì è meglio, poi c’ ho sto cane e quell’uccello che mi stanno rincoglionendo! Ciao!"
TU-TU-TU-TU-
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Pikkio che mi chiama:
Lui: "Pronto?"
Io: "ao!"
Lui: "ao… ma che ce sta a casa tua? Che cazzo so’ sti fischietti?"
Io: "ah.. gli uccelli, aspè!"
Mollo una crina alla gabbia e l’invito a stare zitti.
Lui: "ao a piò, avvelenali.. li mortacci loro, m’ hanno fottuto l’udito ‘sti bastardi!"
Io: "spesso ci penso, un giorno lo farò!"
Lui: "finché non li fai fuori, io non te chiamo più a casa!"
Io: "Capisco i tuoi ultimatum, ma se uccido sti uccelli poi mi ammazzano. Amano più loro che me. Non posso farci nulla."
…
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Santa Marinella – Mare, Estate 2002:
Accanto a noi risiedeva una famiglia ebrea che ogni Sabato faceva riunioni e messe per tutti i suoi fedeli.
Un bel giorno, iniziano a cantare una canzone spirituale dal terrazzo accanto.
Il Pappagallo, ben contento e convinto che ci fosse il risveglio della natura, inizia anche lui prima a cantare, poi ad improvvisarsi in urla da terrore!
Mio padre, quasi del tutto sordo di suo e con le cuffie per sentire i programmi in TV, avverte le grida del pappagallo, iniziando a sbuffare sempre più frequentemente e smadonnando in diverse lingue da solo.
Ad un certo punto, senza un perché specifico o prove concrete, nel bel mezzo della cerimonia ebraica della casa accanto, s’alza dalla poltrona, s’avvia sulla finestra e sul terrazzo esclama forte: "a mattia, abbassa ‘sta cazzo di musica, il pappagallo sta facendo un casino pazzesco, ci manca che ci cacciano! E che cazzo, non esiste la pace manco in vacanza!"
Si cela un silenzio di terrore e la cerimonia s’interrompe.
Mio fratello, che dormicchiava sul divano, si sveglia e gli dice: "guarda che Mattia non ci sta, sono i vicini che stanno facendo la cerimonia ed il pappagallo s’è eccitato. Adesso li hai fatti pure azzittire!"
Mio padre, non convinto a pieno di quello che mio fratello gli aveva svelato, esclama: "e che cazzo ne so io, c’ ho un figlio stronzo, non mi posso aspettare sempre che non sia coinvolto a questi casini".
Un tizio della casa accanto, si sporge dal suo terrazzo per guardare nella nostra abitazione se tutto era OK, con un occhio, a detta di mio fratello, da totale terrorizzato!
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Una versione degli amici miei sul derby di casa mia: protagonisti assoluti i pappagalli.
"A parte che c’ ha in casa un busto di suo nonno o non so cosa, e il pappagallo ci si poggia tranquillamente sulla spalla.. ma poi ti guarda con l’occhio fisso appena ti muovi… tu vivi in una nebbia di fumo, fumano come turchi e il pappagallo si sgrulla ogni tanto.. poveretto, quello soffoca in quella casa…poi ogni tanto urla e ti mette una paura fottuta, perché non sai se quando alza le ali, vuole saltarti addosso e quel bastardo di Piovra ci mette di spalle, in modo che non notiamo i suoi movimenti… hai un po’ di paura quando vai a casa sua!
(Tutto vero!
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E in conclusione, una versione significante di dove arrivi il nostro chiasso:
Giorgia, una mia vicina di casa, abitante in un palazzo del mio comprensorio, mi confida: "ma tu ogni tanto non senti una bambina che strilla in terrazzo? Mi sembra che provenga dal tuo palazzo.."
Io:" ma che stai a dì?"
Lei: "sìììì, ti giuro! Io la sento tutti i giorni, fa un verso tipo "waaah waaaah waaaaah!"
Io: "Aaaaaaaaaaaaah! Ma quello è il mio pappagallo!"
Lei: "Cosa???? Avete un pappagallo???? In realtà pensavo che avevi una sorella e la menavi!"
Io: "Ah! Addirittura la vostra fantasia arriva a ciò? Ma che idea ci fa fare quel minchione di pappagallo?! Bah!"
No comment!
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Ci sarebbe da raccontarne altre di storie, ma per evitare un impallamento delle vostre pupille mi fermo qui.
Questo è solo per farvi capire che casa mia non è una casa dove vivi pacificamente: è un manicomio!
Peggio mi sento se arriva l’Ara!
E il sogno di mia madre era quello di avere una scimmia: ringrazio Iddio che è stato proibito il commercio di quelle bellissime creature!
Saluti a tutti,
Mat