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Un campionato quasi miracolato
Ora che è finito il campionato posso parlare liberamente e dire che fino all’ultima giornata non c’ ho mai creduto veramente.
Era ben diversa la sensazione che avevo nel 2001, quando la Roma era tallonata dalla Juve, dove sentivo di avere una squadra fortissima.
Qui, al contrario, sapevo che l’Inter era impegnata su tre fronti e che la Roma, coi suoi limiti, aveva saputo approfittare della situazione più di tutte le altre, forse nemmeno sapendolo.
E’ stata la squadra più forte l’Inter, senza se e senza ma.
Ha ragione De Rossi a dire che se non era per la Champions, questo campionato era chiuso già da tre giornate, quindi di che discutere?
Quando il tifoso non è un vero tifoso
E’ da tanto che non parlo di calcio giocato nel nostro campionato, soprattutto perché non riesco a fingere davanti agli scempi che avvengono da dieci e passa anni.
E continuo a tifare, nonostante il mio silenzio “pubblico”, perché è l’amore per la mia squadra che non mi fa ragionare e di conseguenza mi rende incoerente.
Nonostante il mio amore spregiudicato per la mia squadra, ieri ho ricevuto un ennesimo schiaffo in faccia ed assistito ad uno scempio fuori ogni logica.
Sia chiaro, non ci avrei mai scommesso un euro sul pareggio o sulla vittoria della Lazio contro l’Inter.
Lo scempio, almeno per quanto mi riguarda, è il tifo laziale. Non ho mai visto in vita mia un tifo che esulta contro la propria squadra e che incita la difesa di questa stessa a far passare i giocatori dell’Inter.
L’Inghilterra è avanti, c’è poco da fà
Prima la Roma, poi l’Inter ed ora anche il Milan. Tutti eliminati allo stesso modo dal Manchester.
Ha ragione Caressa a dire che il calcio italiano è un passo indietro a quello inglese.
Non è solo un discorso di ricchezza della Premiere League, ma è anche il fatto che la tenuta atletica delle nostre squadre è penosa in confronto a quelle inglesi.
Come ha ricordato bene il telecronista di Sky, le squadre inglesi hanno anche un’altra coppa e per di più le loro competizioni sono davvero importanti.
Da noi è miracolo vedere sacrificarsi i titolari in Coppa Italia o Uefa League.
Rosella Sensi e il tempo del profilo basso è finito
Sono perplesso.
Per quale motivo soltanto ora alza i toni? Perché non lo ha fatto a Febbraio di un anno fa’, quando Rosetti ha effettivamente consegnato lo scudetto all’Inter?
Ci misero la faccia De Rossi, Spalletti e qualcun altro, mi pare. Lei no.
Anzi mi sembra che fosse apparsa, nascondendo il suo dissenso dietro ad un patetico formalismo.
Anni luce diversa rispetto al padre. C’è poco da discutere.
Uno stadio tra luci e ombre
Lunedì è stato presentato da Rosella Sensi il progetto che vedrà sorgere a Casalotti il nuovo stadio della Roma, battezzato “Franco Sensi”.
Uno stadio molto bello e moderno.
Dopo la presentazione, però, sono esplose infinite polemiche.
Tra tutte c’è da comprendere come sia possibile che Rosella Sensi, senza un euro nel suo portafoglio, possa presentarsi col progetto dello stadio che prevede un costo di oltre 300 milioni di Euro.
Il secondo problema riguarda le infrastrutture per raggiungere il posto: lo stadio verrebbe costruito in una zona priva di abitazioni, dove l’unica strada collegata è l’Aurelia.
Ci mancava il russo
Due anni fa’ parlavano di russi interessati alla Roma, ma poi sono spariti nel nulla, forse perché politicamente non piacevano.
Nella scorsa annata è stata rifiutata un’offerta del magnate Soros perché ci sarebbero stati dei presunti arabi dietro che avrebbero offerto una cifra superiore.
Poco tempo fa’, si viene a sapere dall’ Avvocato di Soros, Tacopina, che gli arabi non sarebbero mai esistiti, che erano una storia montata da Pippo Marra, noto tifoso laziale e grande amico di Rossella Sensi.
La stessa Sensi riavrebbe chiamato loro per ben tre volte per riaprire la trattativa, ma ricevendo il due di picche.
Quest’anno entra di scena Fioranelli, con la Fio Group, e seguito dall’imprenditore Volker Flick.
Poi spunta Angelini, ma è solo una nuvola passeggera spuntata fuori in una trasmissione locale.
